Annarita Iaccarino - 22 anni
Università Statale di Milano
(sede di Sesto San Giovanni)
Mediazione linguistica e culturale
NOVOKEMP: UNA CERTEZZA
Quest’anno andare a Novokemp è stata una scelta dell’ultimo minuto: post laurea sentivo
il bisogno di tornare in Russia e rilassarmi, così, dopo aver considerato varie opzioni, la
mia scelta è ricaduta su uno dei posti in cui, da ormai tre anni, mi sento più a casa, No-
vokemp.
La sensazione che si prova tornando lì penso sia una sensazione condivisa un po’ da tutti,
ovvero possono essere passati anni, possiamo essere cambiati noi ma nel momento in cui
si arriva al cancello e si legge la scritta “NOVOKEMP” tutto torna indietro ed è come se
nulla fosse cambiato: gli educatori, i bambini, le casette variopinte, la piscina. Tutto immo-
bile ad aspettarti e tu che aspettavi questo momento da tempo.
Rispetto a due anni fa ho vissuto questa esperienza, compreso il viaggio per arrivarvi, con
più consapevolezza e meno sorpresa, anche perché sono tornata in questo campo proprio
l’anno scorso per un weekend mentre vivevo a Mosca per studi, quindi le attività e le per-
sone che vi lavorano mi sono ormai familiari.
Due anni fa partecipai al terzo turno, quello informatico, mentre quest’anno al secondo (il
turno sportivo) insieme ad Ilaria, Manuel e Matteo. I turni si assomigliano ma il secondo
spicca sugli altri per la presenza dell’ottava famigliola, quella dei patrioti capitanati dal ge-
nerale Sergej.
I patrioti sono un gruppo di ragazzini e ragazzine, che non vivono nelle casette colorate in
legno come gli altri bambini, bensì si costruiscono il proprio accampamento fatto di tende,
un tendone adibito a bar, l’area falò e il poligono di tiro. Questo gruppo si distingue dagli
altri a partire dall’uniforme: una canottiera a strisce bianche e blu e una tuta mimetica. Vi-
vono le loro giornate proprio come se fossero parte di un esercito, hanno le loro attività ma
prendono parte attivamente anche a quelle del resto del campo con le loro esibizioni. Fin
da subito si sono mostrati disponibilissimi a renderci parte della loro vita da campo e noi
siamo rimasti colpiti dalla loro simpatia ed unicità. Abbiamo trascorso del tempo con loro
ed il loro generale, durante il quale abbiamo brindato insieme, imparato a sparare, fatto la
banja e cantato, salutandoci sulla note di Felicità.